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Roma viva o morta. Scene senza storia nella città eterna

Fotografia  Festival Internazionale di Roma
Promosso dal Comune di Roma, prodotto da Zoneattive
VII edizione: Vedere la normalità. La fotografia racconta il quotidiano

fotografie di Abate, Becchett, De Antonis, Garruba, Orsi, Pinna, Schifano et alii

a cura di Matteo Di Castro

giovedì 8 maggio, ore 19.00

fino al 14 giugno 2008
dal lunedì al sabato 10.30-20.00

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Mario Schifano: senza titolo, anni Settanta

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 Antonio Sansone: Magliana, anni Settanta

 

 

 

Dopo la mostra Made in Italy before Reality. Fotografie ritrovate del Belpaese, con la quale nell'ottobre scorso ha iniziato la propria attività espositiva, s.t. foto libreria galleria prosegue il proprio percorso di ricerca sulle immagini del passato con un nuovo progetto tematico, dedicato a Roma, alle molteplici visioni sulla città esercitate, nel corso del tempo, da fotografi di matrice assai diversa: foto di moda e di scena, reportage di periferia e vedute monumentali, istantanee anonime e scatti di grandi autori, si affiancano e si alternano per comporre un ritratto senza età della vita quotidiana a Roma nell'arco di un secolo: dalla fine dell'Ottocento agli anni Ottanta del secolo scorso.

 

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Studio Vasari: Istituto nazionale case impiegati dello Stato (I.N.C.I.S), in Via Lariana

 

 

Rispetto ad altri progetti tematicamente affini, sviluppati per lo più all'interno di spazi museali, Roma viva o morta non punta su una selezione predefinita di immagini, ma piuttosto sulla possibilità di trovare e proporre al pubblico delle opere singolari, se non uniche.

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Caio Garruba, Roma 1955 

All'origine di questa scelta c'è l'effettiva presenza, nelle collezioni di s.t., di un significativo nucleo di stampe fotografiche originali, quasi tutte vintage print, riconducibili ad autori quali Franco Pinna, Antonio Sansone, Caio Garruba, Carlo Orsi, Pasquale De Antonis, Claudio Abate, Mario Schifano. Partendo dalle foto romane di questi e di altri autori, la mostra si sviluppa come una sorta di caccia al tesoro: un percorso di ricerca e un gioco combinatorio con l'obiettivo di arricchire ogni giorno, fino alla data di chiusura dell'evento, il menu delle opere esposte, che oltre alle foto compenderà anche cartoline d'epoca e libri fotografici -sia nuovi che da collezione- dedicati a Roma.
Da un canto, dunque, le pareti della sala 3 della galleria sono destinate a riempirsi via via di nuove foto; dall'altro il lavoro di reperimento, selezione e collocazione delle immagini, dagli esiti imprevedibili, diviene a sua volta contenuto del progetto.
A questa formula in progress del progetto espositivo, corrisponde una selezione delle immagini che, pur in un quadro tendenzialmente eclettico, tende a privilegiare un punto di vista fuori dal tempo sulla città. Non perché le fotografie stesse siano state realizzate al di fuori di un contesto determinato e storicamente identificabile, ma perché ciò che esse raccontano è una quotidianità senza azione.
In molte delle immagini in mostra, semplicemente, non v'è traccia di presenza umana: le strade, le piazze, come gli spazi interni (un ufficio pubblico, una galleria d'arte, o l'università "La Sapienza") ci appaiono
non animate. Anche quando delle figure entrano in scena, siano esse in posa o catturate inconsapevolmente dal fotografo (dai bambini che giocano con la mazza-fionda alla Magliana, alle coppie che ballano in una balera di periferia; dalle prostitute del Mandrione alle modelle sedute al Caffè Greco; dagli operai al lavoro, al Presidente Pertini nel suo studio al Quirinale) dal loro essere in campo risulta comunque assente qualunque implicazione progettuale, o tanto meno politica.

Anonimo_Giurisprudenza.jpg Anonimo Università "La Sapienza", anni Settanta