Pierluigi

Pierluigi Praturlon (1925-1999), meglio noto con il solo nome di battesimo, iniziò la sua carriera nell’immediato secondo dopoguerra lavorando per le agenzie di Vespasiani e Meldolesi. Uno scoop del 1947 con protagonista Greta Garbo, giunta a Roma in gran segreto per un provino, gli aprì le porte del successo. Partito da zero secondo la migliore tradizione dei fotoreporter, Pierluigi si impose nel giro di pochi anni come uno dei maggiori interpreti della Roma della Dolce Vita e della Hollywood sul Tevere, che egli visse sempre da protagonista ‘interno’ e non da paparazzo. Fu chiamato spesso dalle stesse produzioni a scattare servizi fotografici dentro gli studi di Cinecittà, riuscendo così a fotografare i set di film come “Guerra e pace” (1957) di King Vidor, “Il mattatore” (1960) di Dino Risi, “La dolce vita” (1960) di Federico Fellini, “Il giudizio universale” (1961) di Vittorio De Sica, “Barabba” (1962) di Richard Fleischer, “La pantera rosa” (1963) di Blake Edwards e tantissimi altri. In Friuli, dove aveva vissuto con la famiglia da ragazzo, immortalò il set di “La grande guerra” (1959) di Mario Monicelli. Nel 1954 riuscì ad aprire la sua agenzia a via Frattina, spostandosi qualche anno dopo dapprima in via del Babuino e quindi sul lungotevere Mellini, dove il suo studio divenne passaggio obbligato per i protagonisti di quella stagione. Contribuì in maniera determinante alla formazione del mito Sophia Loren, ritraendola inginocchiata e piangente in “La ciociara” (1961) di Vittorio De Sica, e scattò la famosa fotografia di Anita Ekberg nella Fontana di Trevi, simbolo del film di Fellini e manifesto di un’intera epoca. Alla fine degli anni ’60, a causa del progressivo abbandono di Cinecittà da parte delle produzioni americane, la sua attività fu costretta inevitabilmente a ridimensionarsi.


Share this post